A Messina non c’è niente da vedere

Messina per molti viaggatori è considerata una città di passaggio, da attraversare come si fa con il suo Stretto per poi raggiungere altre mete. Né è un esempio il fatto che si dice che i migliori arancini (sì con la I finale e non la E) si mangiano sui traghetti. E invece per dimostrarvi che a Messina di cose da vedere ce ne sono tante, ecco per voi un perfetto vademecum della nostra Zancle al contrario.

A MESSINA SI PUÒ VEDERE:

Come erano i capelli della Vergine Maria: il porto e la Madonnina.

Accolgono ogni giorno i pendolari e viaggiatori che arrivano dalle dirimpettaie Villa San Giovanni e Reggio Calabria e sono il simbolo della città. Il porto sorge sulla lingua di terra a forma di falce, chiamata appunto zona Falcata. E la Madonnina che si erge sul porto è la Madonna della Lettera. La leggenda vuole che un gruppo di ambasciatori messinesi insieme a San Paolo fecero visita alla Vergine e tornarono in patria con una lettera indirizzata alla città e chiusa con una sua ciocca di capelli – la reliquia è custodita nel Duomo ed esposta il giorno del Corpus Domini- . La lettera si concludeva con “Vos et ipsam civitatem benedicimus”, frase riportata sul basamento e che protegge ogni giorno la città.

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Com’è farsi dire l’ora da un leone: il più grande orologio astronomico.

Visitare il Duomo di una città è un classico ma non lo è quando il suo campanile ospita il più antico e grande orologio astronomico del mondo. Se non ci credete aspettate lo scoccare delle 12 e vedrete l’enorme orologio animarsi: dal gallo che sveglia la città al leone che ne rappresenta la fierezza.

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Come era più basso il livello della città: la Chiesa Santissima Annunziata dei Catalani.

Messina è stata colpita da tantissimi terremoti nell’arco della sua storia. L’ultimo, quello memorabile del 1908, fece più di 60mila morti. Questa bellissima chiesa, che ha resistito a tanti sismi è testimonianza di quanto si sia alzato il livello della città: infatti è interrata di ben 3 metri rispetto all’odierno piano stradale.

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Come Gaudì sia arrivato fino a qui: La casa del Puparo.

Guardando questa singolare casa i cui muri e pareti interne sono completamente decorati da mosaici e sculture non si ha un dubbio sul fatto che il Cavalier Cammarata quando l’abbia costruita si sia ispirato a Gaudì. Vetri, mosaici, ma anche fanali di auto e pezzi riciclati abbelliscono la casa del Puparo sita nel quartiere Maregrosso.

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Come ci si difendeva dai pirati con la Lanterna del Montorsoli.

Alto 42 metri questo antico faro fu eretto nel 1547 e fu commissionato dal Senato messinese allo scultore toscano Giovannangelo Montorsoli per avvistare i pirati che infestavano i mari antistanti e per indicare la via alle imbarcazioni. In principio doveva chiamarsi Torre del Garofalo per via di un vortice d’acqua che si forma ancora oggi per le correnti a forma di garofano, ma poi si optò per il nome del suo fautore.

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Come si racconti il mare e la sua città con l’arte.

Distrart è un progetto artistico volto a riqualificare alcune zone della città. Ha come tema centrale il rapporto d’amore e conflitto che Messina ha da sempre con il mare. Le opere sono visibili sui muri della città in zona stazione e le pensiline del tram e rileggono miti e leggende della città, come Mata e Grifone, dove la nobildonna siciliana accoglie lo straniero migrante. Vi capiterà così di vedere una gigantesca sirena attorniata da maioliche colorate e cavallucci marini, che però piange lacrime di sangue. Perché spiega la sua autrice Julieta_xlf “il mare è pieno di sangue”. Prendete il tram e affacciatevi a ogni pensilina per ammirarle o fate una passeggiata al porto dove vedrete Giasone combattere contro un serpente o un triste marinaio chiamato Lillo che dà le spalle al mare.

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Opera che non fa parte del progetto ma che racconta anch’essa la leggenda tutta messinese di Colapesce è il grande dipinto di Renato Guttuso che si ammira al Teatro Vittorio Emanuele. Colapesce è il pescatore messinese che si tuffò in mare per sorreggere una delle tre colonne che reggono la Sicilia.

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A MESSINA C’È DA RESTARE A BOCCA APERTA

Visitate il MU.ME per vedere i due Caravaggio lì custoditi e i diversi quadri di Antonello da Messina. E sappiate che La Annunciata di Palermo, la madonna con il velo azzurro altri non è che una delle sante più amate della città: Sant’Eustochia. Si narra che la sua fosse una bellezza che facesse perdere la testa, ma che la giovinetta da sempre volle abbracciare i voti ecclesiastici. Così Antonello da Messina la volle immortalare in uno delle sue più celebri dipinti. La leggenda vuole che alla santa custodita nella chiesa che prende il suo nome crescano ancora bellissimi capelli.

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Se guardate lo stretto di Messina forse vi capiterà di imbattervi nel fenomeno della Fata Morgana. Un vero e proprio miraggio che distorce gli oggetti e sembra farli volare e che si crea all’interno di una stretta fascia al di sopra dell’orizzonte. Tante le leggende e documentazioni sul fenomeno: come quella del re barbaro che voleva invadere la Sicilia e vista la costa vicinissima a causa del miraggio si buttò in mare affogando.

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A MESSINA CI SONO DUE MARI, LAGHI E COLLI: dove andare a fare un tuffo e dove una passeggiata.

Se volete avere una vista impareggiabile sullo stretto e la città, fate una passeggiata sulla strada provinciale 50/bis di Messina, chiamata Strada di Dinnammare o Strada dei Colli. La parte più suggestiva è quella che attraversa i Colli San Rizzo e arriva al Santuario della Madonna di Dinnammare (1130 metri). Sulla strada si possono anche vedere dei Forti umbertini d’avvistamento da cui si controllava la costa nei secoli passati.

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Fate una passeggiata fino a Torre Faro: qui c’è il Pilone e anche il punto della costa che più si avvicina alla Calabria. Ma soprattutto c’è il mare più bello che possiate trovare in zona. Qui si incontrano i due mari, Ionio e Tirreno, e non solo l’acqua è limpidissima e freddissima ma si vede la linea netta che li divide, con un diverso colore e corrente.

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In zona vi consigliamo il bel lido Horcynus Orca che prende il nome dall’opera dello scrittore messinese Stefano D’Arrigo. Esiste anche l’omonima fondazione che è un centro di formazione e ricerca legato al mare.

E in più, se vi va di passare una giornata differente in barca, chiedete in zona ai pescatori di fare un giro su una delle loro feluche, la caratteristica imbarcazione messinese unica al mondo sulla quale vengono ancora adoperate tecniche millenarie per la pesca del Pesce Spada.

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Concludete il giro in zona ai laghi Ganzirri e di Faro, passeggiate sui canali che portano al mare e vedete come qui nascano e crescano le cozze più buone della Sicilia.

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MANGIARE

In zona Faro ci sono tanti ristoranti che vi offriranno una vista bellissima sullo stretto, che diventa ancora più suggestiva quando il sole tramonta. Molti hanno i tavoli direttamente in spiaggia su delle palafitte. Noi vi consigliamo il Calasole: è d’obbligo assaggiare le braciole alla messinese di pesce spada, tipici involtini della zona che potrete assaggiare anche nella versione con la carne.

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In zona Ganzirri invece provate la cucina a base di cozze (qui è il regno!) de La Sirena di Mancuso che vi offre anche una bellissima vista sul lago, a prezzi ragionevoli.

In città, andate ad assaggiare la cucina tipica e tradizionale del Padrino in via Santa Cecilia: ordinate il pesce stocco alla ghiotta e non vi pentirete. Una istituzione (ormai primo da anni su Tripadvisor tra i ristoranti di Messina) c’è i Ruggeri, accanto al teatro Vittorio Emanuele: pasta fresca, totani e tante varietà di pesce sono i prìncipi del suo menù.

Da Messina non potete andarvene senza aver assaggiato due cose: la granita e la brioche con il tuppo del bar Irrera in piazza Cairoli e la limonata al sale del chiosco ottocentesco, sempre in piazza Cairoli.

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PER SENTIRVI SUBITO A CASA.

Leggete le poesie di Maria Costa, poetessa che cantò della città di Messina. Imparerete a conoscere tante delle espressioni tipiche messinesi che vi faranno subito ambientare in città.

 

Questo post non sarebbe mai potuto nascere senza i preziosi consigli di Mariacalara Mollica e Checco Ghirlanda, i miei ciceroni.

Valentina Amenta

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