Una storia di immigrazione al contrario

Le sedie di Palermo al contrario. Sabato 8 aprile abbiamo invitato, a Palazzo Sant’Elia, 10 palermitani a sedersi con noi e a raccontarci una storia di cambiamento. Trasformandosi in dei veri e propri libri umani. Cissé Mohuamed  era uno dei nostri libri viventi. Buona lettura!

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IO: Buongiorno. Come stai?

Il lettore: Bene tu?

IO: Bene. Grazie! Da dove vieni e che fai nella vita? Che cosa puoi raccontarmi di te?

Il lettore: Scusa ma non saprei da dove iniziare… ma io sono venuto per ascoltare te. Sei tu il libro parlante.

IO: Hai ragione ma non so da dove iniziare. Aiutami tu. Non mi piace parlare di me.

Il lettore: Perché hai scelto Palermo?

IO: Tutto nasce nel 2001. Dopo essermi laureato in agraria in Marocco, il mio ritorno in Costa d’Avorio coincide con il trasferimento di mio padre a Tripoli in Libia per motivi di lavoro. Decido di seguirlo in attesa di ricevere delle risposte alle domande di master che ho inviato in Germania e in Francia. Arrivato a Tripoli e sempre aspettando queste famose risposte, mio padre mi propone di andare in Sicilia dove mio cugino lavora in una clinica privata come fisioterapista.

Mi innamoro subito di Palermo. Questa città ha un fascino che il palermitano che non va fuori difficilmente riesce a cogliere. Il fascino di Palermo è nella gente e nella loro gentilezza sincera, nell’aria, nei monumenti, nelle cose imperfette. Nei migranti.

E’ stato particolare vivere l’immigrazione a contrario nel senso che viaggiando sempre per via del lavoro di mio padre sono sempre stato dalla parte “giusta”, il figlio del diplomatico che stava sempre con i figli dei suoi pari, di ministri e che partecipava anche alle cene presidenziali o era amico della società “buona”.

Mi sono ritrovato a Palermo ad essere tra i miei connazionali e non solo, che venivano a Palermo per avere una vita migliore.

Decisi in quel momento di ripartire da zero e costruirmi il mio futuro partendo da Palermo.

Due furono le mie preoccupazioni: la prima era di proseguire la mia formazione e la seconda di trovare un modo di mantenermi.

Raccontandomi, sfilano davanti ai miei occhi diversi luoghi che hanno impregnato il mio vissuto iniziale a Palermo: zona Camporeale, via A. La Marmora, lo stadio delle Palme, Santa Chiara. Ognuno di questi luoghi rappresentano una parte della mia storia.

Palermo mi ha dato tanto. Iniziai in fine 2004 a fare un po’ di volontariato aiutando degli avvocati nel loro tentativo di spiegare la nuova sanatoria ad altri migranti. Avevo la fortuna di conoscere già in partenza l’inglese, il francese e lo spagnolo. Ciò rese facile e utile il mio impegno in quel settore. Avevo tanta voglia di fare, ero molto ingenuo e avevo una mancanza assoluta di esperienza.

Decisi insieme ad altri amici di creare un’associazione “A.MI.S” (Associazione dei Migranti per Lo Sviluppo). Sono fiero di poter dire che quell’associazione decise nel periodo del forte terremoto che aveva reso inagibile l’asilo nido di Santa Chiara di recuperare una struttura abbandonata della Caritas per farne un asilo nido. Questa operazione permise non solo di garantire un luogo dove i bambini potevano essere accolti durante gli orari lavorativi dei genitori ma ha dato anche lavoro a delle persone immigrate e italiane. Si tratta del Giardino di Madre Teresa.

Sono riuscito ad iscrivermi alla facoltà di scienze politiche indirizzo relazioni internazionali nel 2004. Facevo nel frattempo tutti i lavori che trovavo perché avevo preso quella “bella decisione” di non contare sull’appoggio della famiglia: ho fatto le pulizie, sono stato badante, ho fatto conversazione d’inglese fino al giorno in cui decisi di chiedere al Direttore della Caritas di darmi la possibilità di creare dentro la sua struttura uno sportello per gli immigrati. Ritengo che fu il mio secondo successo. La fila davanti al mio ufficio non finiva mai.

Nel frattempo mi stavo laureando e visto che sono una persona sempre alla ricerca di stimoli, decisi di iscrivermi alla specialistica a Bologna. Tutto ciò avviene con il massimo supporto degli amici sia italiani che immigrati. Mi dispiace se sono caduto nel meccanismo sbagliato di sottolineare questa differenza. Nella mia vita precedente non esisteva quella differenza.

Il mio incontro con la mia attuale moglie fu decisivo per il corso che avrebbe preso la mia vita. Pur avendo studiato nella stessa facoltà, la conobbi solo all’ultimo anno di università. Ci laureammo insieme. Dopo aver superato il test d’ingresso in scienze politiche a Bologna lei si trasferì. Visto i miei impegni in Caritas mi sono trasferito a Bologna solo al secondo anno, per poi conseguire la laurea specialista nel 2009. Lo stesso anno io e mia moglie iniziammo la nostra avventura all’estero tra Ginevra e l’Aia: formazione in master II in diritti dell’uomo e diritti dei conflitti armati. Lavorammo per due anni nei diversi tribunali internazionali che hanno sede all’Aia. Vista la precarietà dei contratti e la nostra voglia di fare qualcosa per la nostra terra, decidemmo di tornare a Palermo.

Iniziammo una collaborazione in uno studio legale per poi metterci in proprio per occuparci di cooperazione internazionale, diritti umani e sostegno alle imprese nel loro processo d’internazionalizzazione.

Tutto non è andato come volevamo. Penso che nel nostro piccolo abbiamo però dato una goccia di questo oceano di partecipazione di cui Palermo ha bisogno.

C’è ancora molto da dare e Palermo recupererà il suo splendore dei tempi solo quando ogni abitante di Palermo non si limiterà più a lamentarsi dietro un piatto di pasta ma si rimboccherà le maniche e contribuirà a farla diventare la città che vuole.

Per quanto mi riguarda, voglio che Palermo diventi davvero la città dei diritti dell’uomo, una città aperta e con un livello culturale elevato. E penso che…

Il lettore: Mi sa che abbiamo finito da un pezzo e tutti aspettano te. Meno male che non ti piace parlare di te …

Cissé Mohuamed

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