Siete voi quelli del gruppo accollativo, giusto?

Un ragazzo con la schiena appoggiata al muro, la testa china verso il basso, sguardo fisso, una gamba piegata e il ginocchio sporgente in avanti su cui poggiano le mani per sostenere l’ultimo modello di smartphone, gigante. E’ l’immagine che spesso mi viene in mente quando penso ai social network e al loro effetto ipnotico che hanno sulle nostre vite. Milioni di parole scritte che sostituiscono la chiacchiera, lo sguardo, un’espressione, una risata contagiosa dal vivo.

E’ questo l’effetto collaterale che odio di questi strumenti.

Un giorno della scorsa estate rifletto sul fatto che dai tempi delle scuole superiori non gioco a pallavolo. Mi è sempre piaciuto come sport, ma è poco “nazionale” rispetto al calcio e trovare 11 compagni per imbastire una partita è davvero difficile. Dei miei amici forse in due sarebbero disponibili.

Se poi non ti intestardisci, difficilmente puoi raggiungere l’obiettivo. Così, mentre facevo una sosta a Mondello durante una passeggiata in bici, guardavo tutta quella gente che nel frattempo recuperava conversazioni e notifiche non lette durante la pedalata, con i volti santificati dalla luce dello schermo.

“Ci saranno a Palermo almeno 11 come me che hanno il mio stesso desiderio, ovvero giocare per divertimento…..ci devono essere!”

Il giorno dopo ero sul web, sui social, a creare un gruppo facebook che si chiamava “Gente accollativa per giocare a pallavolo”. “Accollativa” perchè se vuoi giocare non ti fai tanti problemi e ti adatti alla compagnia, al livello degli altri, alla simpatia o antipatia degli altri.

“Vediamo se questi social funzionano anche per far uscire la gente di casa, lasciare lo smartphone nello zaino e andare a fare quattro schiacciate a rete” dicevo tra me e me.

Venti giorni dopo, eravamo 200. Alcuni erano lì per curiosità, per vedere di che si trattava. Altri erano veramente interessati, quasi non mi sembrava vero. Mancava la prova del 9, incontrarsi. Nacque la prima partita di beach volley, c’era ancora caldo.

“Ciao ragazzi, piacere. Siete voi quelli del gruppo accollativo, giusto?” “Si, siamo noi, piacere nostro”. Simpatie, strette di mano, bagher, tuffi nella sabbia, un pò di SANO imbarazzo per capire se eravamo pressochè tutti dello stesso livelloi. Non ci conoscevamo, ma ci siamo divertiti sin dal primo minuto e a che ci siamo ci siamo scattati pure una foto.

A fine partita ci buttiamo nell’acqua “bollente” del golfo di Mondello e si comincia a parlare di altro, di noi. Il ghiaccio si è rotto, prenotiamo il campo per la prossima volta. E’ stata la prima di una lunga serie che va avanti tutt’ora da quasi un anno. Ora c’è confidenza e siamo di più, usciamo, giochiamo, arrostiamo per le feste. E quando dobbiamo organizzare qualcosa…. ci scriviamo in un gruppo su whatsapp, mentre abbiamo la schiena appoggiata al muro, la testa china, lo sguardo fisso sullo schermo.

 

Giulio Di Chiara

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