I Monumenti Abbandonati di Palermo: riscoprire il patrimonio nascosto

Le sedie di Palermo al contrario. Sabato 8 aprile abbiamo invitato, a Palazzo Sant’Elia, 10 palermitani a sedersi con noi e a raccontarci una storia di cambiamento. Trasformandosi in dei veri e propri libri umani.

Giuseppe Mazzola era uno dei nostri libri viventi. Buona lettura!

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Quando 5 anni fa è nato il gruppo “I Monumenti Abbandonati di Palermo”, il suo scopo principale era quello di creare una mappatura dei luoghi di interesse storico della nostra città, che si fossero in condizioni di degrado o dimenticati dalle istituzioni e dai cittadini. Abbiamo quindi cercato di coinvolgere tutte le persone interessate alla storia di questi monumenti chiedendo loro sia di segnalarli nel gruppo, sia di raccontarci le curiosità e gli aneddoti di cui erano a conoscenza. In questo modo è stato costruito un database di questi luoghi, la “Mappa dei Monumenti Abbandonati”, nella quale ogni monumento è stato geolocalizzato (ovvero inserito nella posizione geografica in cui si trova) e corredato da una foto ed una scheda, in cui sono state riportate le informazioni ottenute da ricerche bibliografiche e quelle condivise dai membri del gruppo. La nostra mappa è stata generata quindi tramite un processo di crowdsourcing (ovvero sviluppo collettivo di un progetto da parte di numerose persone, in questo caso connesse tramite un social network) ed è diventata oggetto di studio di numerosi giornalisti, studenti e associazioni che avevano bisogno di reperire informazioni su questi luoghi.

In passato abbiamo anche organizzato delle passeggiate, aperte a tutti, per raccontare la storia dei monumenti che ci erano stati segnalati, proponendo una decina di itinerari diversi sia dentro che fuori il centro storico, con una enorme partecipazione di pubblico.

Negli ultimi anni nel gruppo, che nel frattempo ha raggiunto 17000 membri, si è cercato di ampliare gli argomenti di discussione. È quindi diventato uno spazio in cui è possibile discutere di tutti i temi legati alla cultura, alle tradizioni e alla storia della nostra città, senza dimenticare però lo scopo originale, ovvero la scoperta di luoghi di interesse artistico poco conosciuti della nostra città.

Tantissime sarebbero le storie da raccontare sui monumenti che abbiamo censito (nella mappa ce ne sono all’incirca 170) ed è anche difficile scegliere quali siano le più interessanti. Voglio raccontarvene qualcuna, tra le più significative.

Come tutti sanno, il percorso arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalù è diventato da poco patrimonio UNESCO. Ma Palermo ha anche altri monumenti risalenti a quel periodo di cui pochi conoscono la storia. È il caso di alcuni edifici inglobati nel complesso di Villa Di Napoli (o Napoli) che si trova in zona corso Calatafimi. La villa, di aspetto settecentesco, ingloba infatti due elementi di periodo arabo normanno: la torre Alfaina o Cuba Soprana, così chiamata per distinguerla dalla vicina Cuba Sottana, e la Cubula, o piccola Cuba. La prima non è facilmente distinguibile dal resto della villa, perché è stata inglobata dall’edificio. La seconda invece era un padiglione per i sollazzi estivi e si trova in bella vista all’interno del giardino, riconoscibile per la cupola rossa tipica degli edifici di quel periodo (il rosso delle cupole arabo-normanne è un falso storico, ma questa è un’altra storia). Come mai un monumento così carico di storia, nel quale è possibile riconoscere una stratificazione architettonica quasi millenaria, si trova in queste condizioni? La colpa è di una… donazione! Nel 1991 la Regione Siciliana la acquistò dalla famiglia Napoli per restaurarla, ma qualche anno dopo la villa venne donata all’Orchestra Sinfonica Siciliana, per ripagare un debito pre-esistente. L’ente ovviamente non aveva i soldi per potersi occupare della manutenzione dell’edificio, che quindi è stato prima lasciato all’incuria e poi posto sotto sequestro. Mentre la proprietà della villa è in discussione a causa di tali procedimenti giudiziari, il giardino invece, ancora di proprietà della Regione, viene talvolta aperto in occasione di eventi come Panormus o le Vie dei Tesori.

E villa Napoli non è l’unico esempio di edificio arabo-normanno abbandonato. Ci sono anche: il Castello dell’Uscibene, all’interno di quello che un tempo era il meraviglioso Parco del Genoard, riserva di caccia dei re; la chiesa di Santa Maria della Speranza, oggi inglobata in un deposito per pullman; un intero quartiere, quello degli Schiavoni, in piazza Tredici Vittime; la chiesa della Madonna dell’Oreto, i cui ruderi sono visibili sul ponte Corleone; la chiesa di San Lorenzo, che dà il nome all’omonimo quartiere, oggi una abitazione; gli archi di San Ciro, dietro l’omonima chiesa anch’essa abbandonata, dai quali fuoriuscivano le acque della sorgente della Favara, che alimentavano il laghetto del Castello di Maredolce (quest’ultimo, se anche se non abbandonato, meriterebbe molta più attenzione).

Ma facendo un passo all’indietro nel tempo, come dimenticare il fatto che all’Addaura si trovano delle grotte naturali in cui sono presenti delle incisioni rupestri risalenti al periodo Paleolitico? Tali incisioni sono dei documenti straordinari che raccontano la storia dei primi insediamenti umani nel territorio di Palermo. In qualunque posto al mondo sarebbero una delle attrazioni più viste (mi immagino parchi a tema, gadget, etc.). Da noi non sono neanche aperti al pubblico, anche se sembra che qualcosa ultimamente si stia smuovendo.

Un capitolo a parte poi meriterebbero gli ex-possedimenti della famiglia Florio, in zona Zisa, perché la loro storia è emblematica della ascesa e della caduta di una delle più importante famiglie borghesi a cavallo del XIX e del XX secolo. E di un periodo storico che vedeva la città al centro del mondo culturale ed imprenditoriale del tempo, tanto da fare di Palermo la capitale europea dello stile Liberty.

Se questi esempi raccontano di storie di monumenti che si trovano nella periferia di Palermo (vi ricordo che ancora per alcuni palermitani la città è solo quella che si trova all’interno dei Quattro Mandamenti) naturalmente è nel centro storico che si trova la maggiore concentrazione di monumenti abbandonati. Si va da chiese barocche trasformate in negozi o stalle, a palazzi nobiliari che rischiano di crollare da un momento all’altro e che diventano, spesso, anche rifugio per senzatetto o luoghi dove vanno a drogarsi i ragazzi.

gallerie delle vittorieTra questi voglio raccontarvi la storia di un monumento che è molto diverso da quelli che ti aspetteresti di trovare nel nostro centro storico. La Galleria delle Vittorie era una galleria commerciale costruita negli anni trenta, in pieno periodo fascista, in risposta alle più famose gallerie di Milano e Napoli. Si trova in via Maqueda, nella parte che è stata da qualche anno pedonalizzata, tra via Napoli e via Bari. Inizialmente la galleria doveva arrivare fino in via Roma, proprio per attestare vistosamente la potenza della dittatura fascista, ma poi, forse per problemi di budget, fu ridimensionata. All’ingresso sono presenti degli affreschi futuristi del pittore Alfonso Amorelli, ormai praticamente cancellati, raffiguranti scene di guerra e di lavoro, due temi molto cari al duce. Ma tralasciando il messaggio originario che il committente voleva trasmettere, dopo la fine della seconda guerra mondiale e praticamente fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso, la galleria servì effettivamente per lo scopo per cui era stata costruita. Divenne un centro commerciale ante-litteram, infatti diversi negozi avevano il proprio ingresso sul cortile centrale, ed era un luogo di visite delle famiglie durante le proprie passeggiate. In più divenne anche un punto di incontro per gli artisti di quel periodo, che vi esponevano le proprie opere alla vendita. Purtroppo la galleria, che fa parte di un condominio, oggi è in pessime condizioni e sotto sequestro. Difatti, essendo un cortile condominiale, la proprietà è condivisa tra tutti i condomini, oltre che dagli eredi delle attività commerciali che davano su tale cortile, ormai difficilmente rintracciabili. È quindi praticamente impossibile agire concordemente con i proprietari per avviare un’opera di restauro. Non è neanche facilmente visibile dall’esterno sia perché chiusa dal cancello condominiale, sia perché non è possibile accedervi per motivi di sicurezza, ed è davvero un peccato perché la volta in metallo della galleria, un tempo ricoperta da vetrate colorate ed oggi invece solo uno scheletro, è molto affascinante. L’unico segno visibile dalla strada della presenza di questo monumento è la scritta in caratteri romani presente sul prospetto del condominio, in tre dei quattro lati della struttura. L’anno scorso è stata anche aperta per alcune attività culturali ma, come ha potuto notare chi ha avuto modo di entrarvi, è evidente come la messa in sicurezza della struttura sia il primo passo fondamentale prima di una possibile riapertura definitiva.

Dopo questo breve viaggio nel patrimonio nascosto della nostra città, vi lascio con una riflessione. La ricchezza di Palermo sta nel fatto che è una delle poche città al mondo in cui sono presenti monumenti artisticamente interessanti risalenti a qualunque periodo storico (dalla preistoria fino all’età moderna). Si sente dire molto spesso “Palermo dovrebbe campare di turismo”, ma credo che il primo passo, e per questo scopo è nato il gruppo di cui sono amministratore, sia quello di prendere coscienza del patrimonio storico che la nostra città possiede, anche e soprattutto di quello meno conosciuto. Se non siamo i primi noi a renderci conto di quanto Palermo sia bella, come possiamo farlo capire ai turisti che vengono a visitarla?

Bio

Giuseppe Mazzola è Dottore di Ricerca in Ingegneria Informatica, ricercatore a contratto presso l’Università degli Studi di Palermo e appassionato di fotografia. Membro di diverse associazioni di volontariato che operano nel territorio palermitano, tra cui Palermo Indignata di cui è uno dei soci fondatori, è ideatore del gruppo Facebook “I Monumenti Abbandonati di Palermo”. Grazie alla collaborazione dei membri di tale gruppo, ha realizzato la “Mappa dei Monumenti Abbandonati di Palermo” che ha suscitato l’interesse dei media anche a livello nazionale.

le sedie di palermoAl prossimo libro!

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