Comprami non sono in vendita

Qualche giorno fa la Commissione archeologica greca ha rifiutato due milioni di euro offerti da Gucci per poter sfilare quindici minuti tra il Partenone e l’Eretteo: “Il carattere culturale unico dei monumenti dell’Acropoli è in contrasto con un evento di questo tipo.” Quei due milioni di euro sarebbero stati stanziati per un piano di restauro di cinque anni dell’Acropoli o per qualsiasi altro progetto similare indicato dalle autorità elleniche. Allora il direttore del parco archeologico della valle dei Templi di Agrigento si è candidato ”I templi greci li abbiamo anche noi”. Non si sa ancora se Gucci abbia accettato l’invito.

A Milano, Starbucks ha vinto il bando del Comune per la manutenzione dell’aiuola di piazza Duomo e così in una delle piazze più gotiche d’Italia sono arrivate palme e banani. La nuova aiuola ha sollevato un polverone che è andato ben oltre il mi piace, non mi piace, e ha prestato il fianco a commenti e iniziative xenofobe: la lega si è presentata in consiglio comunale con banane gonfiabili, CasaPound ha sfilato per dire no all’africanizzazione di piazza Duomo e in molti hanno dichiarato “Così i clandestini si sentiranno a casa.”

palme duomo milano.jpgQuasi nessuno ha centrato l’unico vero punto per cui poteva essere criticata quell’operazione. Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione del pubblico con il privato non dovrebbe lasciare che il privato diventi invasivo. Per quanto mi riguarda palme e banani in quella piazza stonano un po’, ma per prendere le distanze dagli xenofobi sono completamente dalla parte delle palme.

Però Milano è anche la città dove il pubblico e il privato hanno lavorato bene insieme. Prada ha partecipato con il Comune al restauro della Galleria e contemporaneamente ha aperto la Fondazione Prada contribuendo alla riqualificazione di un’intera zona, dove poi è nato un ostello, diversi locali e un dormitorio per i senzatetto intitolato a Enzo Jannacci. Anche Giorgio Armani non è stato da meno, infatti ha investito 50 milioni di euro, in occasione dei 40 anni di carriera, riqualificando l’area in via Bergognone aprendo un museo. “Milano mi ha accolto e capito. L’idea è lasciare alla città la testimonianza di un lavoro che funga da stimolo per dare vita a nuove idee. Ho un debito di riconoscenza verso la città”.

Proprio questa riconoscenza di Armani mi aveva fatto venire in mente che anche Dolce & Gabbana dovrebbero mostrare un po’ di gratidudine verso la Sicilia. In fondo hanno costruito un impero sull’immagine dell’isola. Diciamo pure che hanno saccheggiato la tradizione siciliana esportandola in tutto il mondo. Adesso anche in Papuasia se pensano alla Sicilia, immaginano donne bone a battere il polpo sul marmo mentre ragazzi altrettanto boni con la coppola lanciano la taliata. Oppure intente a soffrire durante una processione o a ridere vicino a un carretto siciliano.

dolce-e-gabbana-sicilia.jpg Tutte cartoline d’altri tempi dove non c’è traccia della Sicilia di oggi. Sono disposta a passarci sopra solo a una condizione, che Dolce & Gabbana mostrino gratitudine e riconoscenza e si prendano carico di restaurare o riqualificare qualcosa. O ancora meglio perché non pensano di aprire un fondo Dolce e Gabbana che si possa occuparsi insieme al pubblico di mantenere le innumerevoli bellezze della Sicilia?

Sarebbe bello. E anche giusto.

Ma ecco che, tutta soddisfatta per quest’idea, mi torna in mente quel No della Commissione archeologica greca.  Un No che sembra mettere ordine. Un No che evidentemente non vale per tutti, ma per loro sì.

Io non so cosa sia giusto e cosa sbagliato. E se da una parte ammiro la Grecia che ha avuto il coraggio di dire no, dall’altra trovo quel “no” retorico e fuori dal mondo, visto che la crisi in Grecia è sempre più dura. E lo scorso week end il Partenone era chiuso per via dello sciopero dei lavoratori.

Ma forse per i greci il prezzo da pagare sarebbe troppo alto, perché è il prezzo della loro anima. E forse l’anima è proprio quella cosa che scopri di volere difendere quando qualcuno vuole comprarla.

Isabella Musacchia

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