Palermo al contrario è un lido balneare d’inverno

Ci sono luoghi che ti rappresentano più di ogni altro. O che comunque spartiscono con pochi altri la tua percentuale di appartenenza terrena in questo mondo. Il Lido Profeta è uno di questi. Il Lido Profeta, ancor più di Sferracavallo, la borgata marinara di Palermo in cui si trova.

Venivamo qui, ogni giorno, dall’inizio delle vacanze estive alla ripresa della scuola, dall’apertura della stagione balneare alla sua chiusura. Un’unica cosa e un’unica attesa di giorni salati, sudati, di tempo scandito da piccoli gesti e da sicuri controlli genitoriali.

La rassicurante litania si ripeteva ogni giorno con lo stesso ritmo: colazione, costume, ciabatte, mare, lido, signor Profeta che fischia. Cabina 7, cabina 9, zii, cugini, cabina 10, famiglia Romano, vicini di ombrellone, bambini, madri, molti bambini, molte madri, sabbia mista a terra, il bagno nell’acqua bassa, le alghe, i granchi, mio fratello, il retino, la sabbia sulle tane, l’uncino che mio padre mi costruisce per catturarli, la prima volta che apro gli occhi sott’acqua, il mare agitato, la bandiera rossa, il bagno “nel mare dei grandi”, il signor Profeta che fischia. La prima volta che raggiungo la boa, mi allontano dalla scaletta, da sola, vado, prima, seconda, terza, nuoto da sola, il canotto che si sgonfia, io e miei cugini che ci ritroviamo in acqua con i remi tra le mani, il signor Profeta che fischia. La medusa che mi lascia un segno della sua ostilità, la prima traversata verso la baia del corallo, nuoto, blu, mare, la pasta al forno di zia Pina la domenica, le bocce di zio Saverio, il signor Profeta che fischia. I pianti per restare al pomeriggio, la liberazione dei granchi pescati, il gelato al limone, la schiena nera del tempo trascorso sotto al sole, il ritorno a casa, il signor Profeta che smette di fischiare. La certezza che domani è ancora vacanza, che quel mare ci sarà sempre.

Un lungo, lunghissimo giorno durato vent’anni. Ricordi sparsi di un percorso iniziato alla prima boa e proseguito oltre il confine sicuro di quelle tonde teste galleggianti arancioni.

Poi ti allontani per anni, cerchi altri luoghi ma alla fine torni. Nel mare dove hai imparato a nuotare lo farai per sempre. Solo da un’altra prospettiva.

Qual è il rovescio di un lido balneare se non uno stesso lido balneare in inverno?

E’ la sfumatura di malinconia di un mare che si guarda da lontano ma in cui non si può entrare, di un vento che ti accarezza ma da cui è meglio ripararsi, di uno sguardo adulto con il sapore delle piccole cose felici di bambina.

Di una Palermo che non cambia se non siamo noi a vederla da un’altra prospettiva. Palermo al contrario è un lido balneare d’inverno.

Eliana Messineo

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