A Palermo si può. Corsi di “scrittura partecipata”.

Ognuno ha una favola dentro,

che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che,

con la meraviglia e l’incanto negli occhi,
la legga e gliela racconti.

( Pablo Neruda)

“La bellezza salverà il mondo”. La bellezza, la poesia e la parola. Io ci credo, ma questo convincimento è stato sempre in contrasto con l’atmosfera seriosa e altisonante che, quantomeno a Palermo, ho respirato nei gruppi e associazioni culturali che ho frequentato. Che si tratti di presentazione di libri, di conferenze letterarie, di seminari o laboratori di approfondimento, di solito domina un clima uggioso, quasi in proporzione alla notorietà dei protagonisti, come se la quantità di bellezza, di poesia, di importanza dei contenuti proposti debba essere bilanciata da un clima di austera compostezza spolverizzata di noia.

Il linguaggio dei sedicenti uomini di cultura è spesso così tenebroso e oscuro, così poco attento a coinvolgere anche i non addetti ai lavori, da creare uno spesso muro di disinteresse. E allora? Allora, durante gli anni di insegnamento ho praticato percorsi alquanto bizzarri, scelte “al contrario” rispetto agli stereotipi universitari. Tutte quelle esperienze sono confluite nei corsi di “scrittura partecipata” che il comitato Partecipalermo ha attivato in città da quasi tre anni.

Di che si tratta? Apparentemente nulla di nuovo. Già da decenni, in Italia, sono nate numerose esperienze di scrittura collettiva, ossia un’elaborazione di testi che coinvolge più autori, a cui si affianca la scrittura collaborativa, che si avvale, in ambito informatico e industriale, dei contributi dei membri del gruppo, per il raggiungimento di un progetto preciso. Ma questa esperienza di “scrittura partecipata” non ha niente a che fare con metodologie scientifiche preconfezionate. Se dovessi risalire indietro, un’ispirazione avrei potuto riceverla dalla profetica esperienza di don Milani a Barbiana… ma devo confessare che non ci avevo proprio pensato quando ho iniziato a tentoni questo percorso, sospinta unicamente dalla scelta di svolgere un servizio per la città e di farlo mettendo a disposizione la mia esperienza e la mia passione per i libri, la scrittura e le parole.

Al corso di “scrittura partecipata”, parole sorridenti…, ossia?

Ossia parole che si aprono, che hanno una profondità e qualcosa da comunicare, come il nostro volto quando sorride. Non perché tutto vada sempre bene ‒ ci sono anche i sorrisi amari ‒, ma perché le parole, per essere umane, devono essere “pesanti” = cariche di vita e insieme “leggere”. Leggere e trasparenti, non stagnanti, ma in movimento, “frecce verso un’altra riva”. Parole che si pongono in attesa di altre parole, parole per prendere parte ad un testo più ampio della pagina del proprio diario. Parole per partecipare.

Parole autentiche, parole vere, non nel senso che pretendono di annunciare la verità, piuttosto che rispondono alla loro identità profonda, che è quella di comunicare, di essere uno strumento capace di stabilire relazioni, legami profondi, partecipazione attiva.

Sei i corsi finora svolti. Prima di cominciare l’esperienza, gli iscritti non si conoscevano tra loro, diversi per età, cultura, percorsi di vita. Attraverso gli incontri settimanali, ma non solo (ci siamo serviti di gruppi FB per continuare a condividere le nostre scritture e letture oltre i laboratori, necessariamente a termine) i partecipanti hanno fatto gruppo, si sono ritrovati nella comune passione per la scrittura, hanno condiviso le loro personali esperienze di lettura e sono nate nuove relazioni tra le persone, due libri e il desiderio di proseguire. Pensare a dei palermitani che sono contenti di sentirsi correggere, o che chiedono all’altro un parere, un giudizio, un consiglio è alquanto bizzarro… “ti piace? cosa aggiusteresti? ma quel che ho scritto è chiaro? così va meglio?” Perché lasciare che altri ti leggano è insieme rischio e ricchezza; s’impara ad ascoltare l’altro, si attende il suo parere e si scopre un altro punto di vista… Al di là del risultato estetico attivare questo meccanismo è già un fattore di crescita umana e sociale che dilata la capacità partecipativa.

Nessuno di noi, da solo, avrebbe pubblicato nulla e le sue parole sarebbero rimaste mute. Con il percorso di “scrittura partecipata” oltre ad una raccolta di racconti su Palermo è stato elaborato da undici autori un poliracconto corale, un quasi romanzo, che ha come scenario la doppia Palermo: quella violentata e quella abitata da persone che, più o meno consapevolmente, si mettono in gioco perché la città sia sempre più somigliante a quello che pare sia stato il suo originario nome fenicio “ZYZ” = Fiore. Mi piace notare il tratto palindromico del termine, che pure “al contrario” sempre zyz rimane!

Un’esperienza per confermare che ogni ambito può e dovrebbe essere sempre dilatato verso un “oltre”: la letteratura, nella sua duplice dimensione di lettura e di scrittura può aiutarci ad essere più umani, più sorridenti e a rendere più bella la nostra città.

 

Maria Antonietta La Barbera

 

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