“Questo cassonetto qua devi metterlo là!”. Storie di raccolta differenziata a San Lorenzo.

Ma che ti arrivò pure a te la lettera?

– Lascia stare…mi arrivò l’altro giorno. Ancora là è, sul comodino. Non ho avuto il coraggio di aprirla!

– Ma come si deve fare? Dicono, quelli che già ce l’hanno, che è una cosa complicatissima. Ma uno ha già i suoi problemi, si può mettere a “cummattere” mai pure con ‘ste cose!

– Ma comunque, speriamo bene…perché tanto…lo sappiamo come va a finire! Soldi e tempo buttati! E io pago!!!

– Che poi dice che se ti beccano… sei consumato!

[…]

Più o meno questo il tenore delle “intercettazioni ambientali” tra gli abitanti dei quartieri Resuttana, San Lorenzo, Strasburgo intorno a metà novembre dello scorso anno.

Paure per i nuovi spauracchi globali? Isis, olio di palma, influenza stagionale dal rassicurante nome, che pare uscito da un libro di Stephen King? O timore per le tradizionali certezze locali? Agenzia delle entrate, residui di Equitalia, APCOA, Comando dei vigili urbani?

Niente, niente di tutto ciò poteva turbare, con tale intensità, la tranquillità quotidiana delle famiglie palermitane come l’arrivo, nelle loro case, di una profezia! Una missiva postale la cui apertura ha rivelato la scottante e improcrastinabile verità: a metà dicembre 2016 parte la raccolta differenziata porta a porta! Niente più cassonetti per strada, giorni prefissati per la raccolta, cassonetti condominiali e pattumiere familiari, umido, indifferenziato, carta, plastica, vetro e un fiume di parole da somatizzare e comprendere!

E a niente è servito che lo stesso provvedimento fosse già stato adottato in altre zone della città. Anzi, i racconti dei palermitani già “differenziati” non hanno fatto altro che incrementare il timore e l’ansia dei nuovi predestinati. 8.600 famiglie gettate nel panico e introdotte in una nuova dimensione spazio-temporale scandita dai turni settimanali di raccolta. “Palermo Differenzia 2″, così si chiama l’estensione del provvedimento. Ci mancava solo come sottotitolo “La vendetta”, per renderlo ancora più inquietante e indigesto agli occhi dei palermitani destinatari.

E così, tra un’imprecazione e la ricerca di una sistemazione logistica ai nuovi e numerosi elementi da balcone, le pattumiere domestiche multicolore, dal 15 dicembre ha avuto inizio lo spettacolo!

La mia posizione di abitante di San Lorenzo, in questa vicenda, mi ha reso doppiamente partecipe alla narrazione di questa cronaca differenziata. Da una parte diretto teste della raccolta, dall’altra osservatrice delle dinamiche condominiali e di quartiere. Non potevo così esimermi dal mio dovere di cronaca. Ed in effetti, agli inizi, oltre ai nuovi cassonetti, il Comune avrebbe dovuto fornire un supporto psicologico ai detentori di munnizza autoctoni. Scene di delirio quotidiane, aggaddi, spostamenti notturni e diurni di cassonetti, rei di ostruire l’amena visuale della signora del pian terreno o l’ ingresso del civico a fianco.

Uno dei primi giorni di raccolta, mi ricordo, ero a casa e a un certo punto sento urlare dalla strada di fronte: “Io questo obbrobrio puzzolente davanti alla mia ringhiera non lo voglio!” (signora a pian terreno evidentemente). “Deve stare qua! E’ inutile che lo sposta!”, gli fa eco l’infuriato condomino, ricollocando l’incriminato cassonetto al posto decretato dalla precedente riunione di condominio sul tema. “Io non mi muovo, chiamo la polizia! E vediamo chi deve vincere!”. E la signora in effetti è rimasta un paio d’ore sul marciapiede a presidiare il suo nemico: un bianco luccicante cassonetto in attesa di ricevere carta e cartone (non quella sporca o oleata, però, perché va nell’umido,mi raccomando).

E così è proseguito per giorni. “Questo cassonetto qua, devi metterlo là!”. Non è un diesel, perché non saprei dove gettarlo, ma questo più o meno è stato l’andazzo condominiale.

Per non parlare poi, delle scene domestiche. “Aspè, ma il tappo della bottiglia di birra dove lo devo buttare? Neanche una birra in santa pace ci si può più bere!”. Di fronte a ogni incertezza, le famiglie si rivolgono alla sacra Bibbia dove tutto sta scritto: “Raccolta Express. Come e quando. Tutto quello che c’è da sapere. Ovvero, l’opuscolo-vademecum distribuito dal Comune insieme al resto del corredo “immondezzaro”. Che poi sembra il titolo di uno di quegli inserti, da riviste femminili o maschili, su tematiche un po’ scabrose: “I segreti del sesso. Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere”.

Poi c’è sempre una voce in famiglia, che di fronte al dubbio e alla ricerca di una riposta da parte dei più meticolosi, si leva e dice: “Buttalo nell’indifferenziato!”. La vera panacea di tutti i mali. La salvezza. La certezza di poter comunque evadere, ogni tanto, il rigore scientifico della differenziata.

Ora, in realtà, lo sappiamo che a Palermo abbiamo una certa tendenza a ingigantire le cose e a fare delle novità un espediente per generare nuovi lamenti e nuove paure locali. Però, poi, le cose cambiano e facendole diventano più facili di quello che si poteva immaginare.

Così, adesso, quando scendo a buttare l’immondizia, con il mio grazioso sacchetto che pare abbinato, ogni sera, al colore del mio abbigliamento, incontro i miei condomini e tutti hanno un’aria più rilassata. Con il loro pigiamino, la tuta, un abbigliamento confortevole e domestico, tutti contenti con il loro sacchetto, sicuri stavolta di infilarlo nel cassonetto giusto! E così si scopre anche che la munnizza puo’ avere effetti sulla socializzazione tra vicini di casa, che in altre circostanze si limitano a un buongiorno e a un buonasera. C’è una specie di riconoscimento e di solidarietà reciproca tra i gettatori di munnizza serale. Un lancio di sguardi e di sorrisini. Come per dire: “ Hai visto che stasera ho differenziato pure io e più di te”.

Insomma, da quella che sembrava una catastrofe, mi sembra che sia nato un bell’esperimento. Anzi, la prossima volta, per le nuove zone, il consiglio all’amministrazione è di considerare la raccolta differenziata un caso studio, un microsistema da cui partire per altri sviluppi comunitari. Una base, soprattutto, per insegnare ai cittadini, di scarso senso civico e ancor più scarso senso del bene comune, cosa sia lo spirito collaborativo, come si vive rispettando gli altri e guardando oltre quella ringhiera che, detto francamente, è pure triste. Munnizza is the new sharing economy. Questo io vi dico oggi.

Ah, e l’umido sempre a parte, mi raccomando.

P.S. Per info (serie) sulla raccolta differenziata potete consultare il sito di Rap Palermo e per segnalarne ritardi potete usare l’App Rap. Funziona!

Eliana Messineo

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