Le auto amano i negozi

C’era una volta un’automobile nuova, innovativa e scattante. Così bella e attraente che, appena nata nella sua fabbrica cinese, era stata subito acquistata da una giovane famiglia italiana. “Come sarà il mio primo proprietario? Che città visiterò? Su quali strade camminerò?”

Tanti erano i dubbi che durante il viaggio l’attanagliavano finché, nel giro di alcuni giorni, arrivò nella sua nuova casa nella città di Palermo. Il mondo reale era molto diverso da come le altre macchine nella fabbrica le avevano raccontato: tantissime colleghe ferme nel traffico, strade non sempre pulite o confortevoli e innumerevoli giri la notte per tornare a dormire. Ma c’era una cosa che tanto le piaceva fare: accompagnare il proprio padrone a fare le commissioni. Ogni giorno, non poteva mancare il solito tour fra scuola, ufficio e ritorno a casa, con una piccola pausa prima in un luogo particolare. La macchina non sapeva cosa il suo padroncino andasse a fare, ma sapeva che verso le 19.30, il suo posto era stare in seconda fila davanti una cosa chiamata Panificio. “Ragazze, ma cosa ci facciamo qui?” chiese un giorno alle altre automobili vicine “Cara mia, si vede che sei ancora giovane: noi macchine, quando diventiamo adulte, iniziamo a provare dei sentimenti e ci innamoriamo. Ma non delle altre auto! Spesso il nostro amore, va verso i luoghi che visitiamo più spesso. Nel nostro caso, di quelle strutture che gli umani chiamano “negozi”. Purtroppo resta un amore platonico perché non possiamo avvicinarci più di tanto, ma anche da qui guarda quant’è bono quel panificio! Guarda quante altre macchine sono qui con noi ad osservarlo.”

L’automobile così iniziò a notare, sempre con maggiore attenzione, gli sguardi languidi che le sue colleghe lanciavano verso il panificio. Si accorse poi che altre invece erano attratte dal vicino Tabacchi, altre dal Bar, altre ancora provavano amore omosessuale verso l’Ape che vendeva panelle e crocchè, ma lei non era una che giudicava i gusti altrui.

Tornando a casa chiese allora alle sue vicine di parcheggio “Anche voi siete innamorate?” “Si carina. Il mio proprietario lavora spesso fuori e quindi mi sono innamorata del Babyluna. So però che non è strada che spunta… in realtà i negozi non amano noi, ma altri oggetti che non conosciamo. Tutto perchè non possiamo avvicinarci di più!”. E mentre l’auto iniziasse a chiedersi di chi fossero veramente innamorati i negozi, passavano i giorni, le settimane, i mesi. Un giorno però si accorse che nelle strade erano apparsi nuovi cartelli. “Chi camurria sta ZTL!” sentiva il suo padroncino lamentarsi. “Ora come si fa per comprare il pane?”. Fu così che all’improvviso il suo tour quotidiano si ridusse a poche essenziali tappe e fra queste era saltata la visita al solito panificio. “Chissà se anche le altre automobili non possono andarci!” si chiedeva tornando verso casa. E mentre i suoi giretti progressivamente si riducevano, giunse la domenica. Al grido di “Vai che oggi putemu inquinare!” il padroncino condusse l’auto di nuovo di fronte il bonissimo panificio.

L’auto allora vide qualcosa di veramente inaspettato: le macchine erano tornate a invadere la seconda fila, ma erano ammutolite, tristi e sconsolate. Sapevano che da quel momento molto sarebbe cambiato. Sapevano che il loro sentimento quotidiano si stava trasformando in un amore a distanza. Ma la cosa peggiore di tutte, si erano appena rese conto di quello che avrebbero dovuto capire molto tempo fa: i negozi, in realtà, sono innamorati delle scarpe.

Emanuele Messina

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