Come una manta nel mare milanese

Non vivo a Palermo ormai da 21 anni ma la frequento spesso, anche a Milano, dal momento che è una città dove vivono molti palermitani.

I palermitani a Milano sono di due tipi: quelli verghiani che non si sono mai staccati dallo scoglio per paura dei pesci voraci e quelli che si sono tuffati nel mare milanese come se si trovassero nella meravigliosa barriera corallina. Ai palermitani, si sa, la fantasia non manca.

Finché, nuotando nuotando, non incontrano dei pesci milanesi che gli domandano

“Uè ma sei siCCCiliano?”

“Ehi, ma lo sai che non sembri siCCCiliano?”

“Ti manca la siCCCilia?”

“La granita al limone siCCCiliana con la panna è TOP!”

“Che buoni i canoli siCCCiliani!”

Il palermitano verghiano gioisce di queste domande e affermazioni. Il suo cuore si gonfia di orgoglio terrone. Perché lui pensa che “terrone” sia un complimento. Terrone uguale caloroso, simpaticone, mangione.

Il siciliano che si è tuffato e che ha imparato a nuotare nel mare milanese invece è diventato un maestro zen, e quando sente dire “canolo” dentro la sua testa ripete “Panetone, Panetone, Panetone” come un mantra purificatore e pacificatore. E quando lo chiamano “terrone, senza offesa, eh” sorvola. Sorvola in mare come una manta. Ma se poi l’argomento non si chiude nel giro di pochissimo, dice che la corte di cassazione ha stabilito che “Terrone” è un insulto in quanto sinonimo di rozzo e ignorante.

“Ma daiiii?”

“Eh sì, Terrone uguale Tamarro.” dice, anche se nella sua testa ripete “tascio” e fa una piroetta.

Quando cinque anni fa ho aperto il blog Onalim, Milano al contrario, volevo raccontare il contrario dello stereotipo di Milano. E volevo farlo non per “milantropia” ma per cercare di creare quel rapporto con la città che non ero riuscita a creare in 15 anni. Ho cominciato a cercare una Milano che si prendesse un po’ meno sul serio, una Milano sentimentale, ironica, buffa e imperfetta. E’ una storia a lieto fine perché non solo ci sono riuscita, ma ho anche scoperto una città migliore di quella che speravo di trovare. Ma probabilmente, e questo lo sto capendo solo ora, un secondo intento, non meno importante, era quello di combattere anche lo stereotipo della palermitana a Milano.

Una piccola forma di resistenza quotidiana, perché l’immaginario del sud di alcuni milanesi è un mondo patinato alla Dolce & Gabbana, misto al Padrino, a Montalbano e a una grottesca caricatura del terrone fuorisede di Zelig. E a volte lo subisci all’improvviso, anche da chi non te l’aspettavi, proprio quando tu, come un gatto, in segno di fiducia massima, mostri la pancia.

Ma io, che come molti altri, non mi sento nessuna di queste cose mi domando dove sia la Palermo creativa, idealista, coraggiosa, poetica, appassionata e piena di senso dell’umorismo? Ecco perché quando ho chiesto a Eliana, Gaetano, Stefano, Dario, Fabrizio, Roberta, Gabriele, Roberto, Giulio, Maria Antonietta, Emanuele e i due Marco di raccontare insieme a me Palermo al contrario e ho trovato punti di vista differenti ma la stessa identica voglia, ho sentito di avere chiuso il cerchio.

A Milano grazie a uno dei miei grandissimi pregi che è la puntualità, mi sono guadagnata la nomea della palermitana atipica. Ecco il mio auspicio è che grazie a Palermo al contrario, io a Milano, possa diventare una palermitana tipica.

Isabella Musacchia

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