Fenomenologia dei “nemici ‘ra cuntintizza”

Quanti sono stati, sinora, i tentativi di delineare contorni, figure, tratti salienti dei mali più terribili che attanagliano Palermo?

Assai… Così, su due piedi, mi vengono in mente:

• il “traffico tentacolare” (di benigniana memoria e di quotidiana constatazione non amichevole)
• la piovra, pure lei tentacolare, della criminalità mafiosa (ma noi siamo per la rivendicazione dell’orgoglio polpicello!)
• l’attribuzione del genere maschile alla fimmina ArancinA (non sia mai, che si scatena la terza guerra mondiale!)
• l’altalena del Palermo calcio tra le ultime posizioni della classifica (Zamparini vs resto del mondo)
• la mancanza di parcheggio in terza fila per andare a comprare il pane
• la munnizza ornamentale, differenziata nei colori dei sacchetti di plastica (graziose opere di street art, disseminate democraticamente qua e là per la città)
• il sindaco che è un brunello a prescindere (se acchiana sul carro della santuzza, se non ci acchiana, se dice A e pure se dice B, ma magari pure Y!)
– la caponata col dado, spacciata per ricetta tipica palermitana, alla tv!

Ecc., ecc… Insomma cose di una certa indiscutibile gravità, agli occhi di noi palermitani.
Per carità, tutti fenomeni di rilievo, problemi (anzi “problematiche” come dicono i nuovi linguisti del web) che gravano sulla cittadinanza tutta, come un mattone, con la pesantezza della digestione dopo aver pranzato con una ravazzata e un iris con la ricotta, ma niente, niente che possa superare la catastrofe, il male dei mali, il Super Sayan della “problematica” urbana, il vero, incontrastato flagello dell’umanità palermitana: “i nemici ‘ra cuntintizza”! Ahhh!!! L’ho detto! Mi sono liberata!
E’ contro costoro, dai molteplici tratti, abili nei travestimenti e nei cambi di ruolo, capaci di assumere le sembianze di un giovane ventenne della “Palermo bane”, così come quelle di un impiegato pubblico, ligio al cruciverba di Bartezzaghi sulla Settimana Enigmistica, che si erge, isolata, tenace, coraggiosa, ed eroica, l’azione di contrasto delle forze del bene: i detentori di ottimismo e sorriso (e di un discreto senso civico) che dividono il suolo cittadino con i malvagi multiformi.
E il pericolo, per questi eroici panormiti, è sempre dietro l’angolo! Non ci si può rilassare un attimo che il nemico ‘ra cuntintizza ti si materializza in una delle sue forme: all’incrocio di un semaforo, sul 101, al bar, in fila alla posta, al supermercato, su un profilo social, davanti a dei banchi di scuola, insomma, in ogni spazio e luogo del vivere sociale.
Nella speranzosa volontà di fornire un supporto agli eroici panormiti di cui sopra, mi cimenterò nell’arduo tentativo di delineare i tratti tipici del nemico ‘ra cuntintizza made in Palermo. Una fenomenologia, non dello spirito, ma della carne (stavolta non c’entrano le arancine) e delle azioni che lo contraddistinguono.

Cominciamo:

1. Come anticipato, i nemici ‘ra cuntintizza non appartengono ad un solo genere né ad una fascia d’età specifica. Diciamo, che orientativamente, secondo recentissimi studi di psicologia evolutiva, il germe dell’astio contro ottimismo e voglia di cambiamento, comincia a manifestarsi intorno ai 18 anni. La tendenza è all’aumento, con l’accrescersi dell’età. E stupisce, che una consistente fetta di malefici si collochi tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 40 ( a 40 siamo ancora giovani, si).

2. Il nemico ‘ra cuntinizza appartiene a diversi ceti sociali e ha anche differenti gradi di istruzione. Anzi, generalmente all’aumentare del livello culturale aumenta esponenzialmente la vis polemica senza utilità, manifestata su una pluralità di temi (vedi punti 3 e 4).

3. Generalmente, il nemico ‘ra cuntintizza esprime un’opinione su tutto. Nella maggior parte dei casi, senza alcun tipo di informazione pregressa, così, ammatula (pour parler, per i lettori francesi). Lui, o lei, si accontenta di omologarsi. O da una parte o dall’altra. Naturalmente la parte scelta sarà quella che consente i maggiori margini di lamento senza azione.

4. I temi, oggetto delle disquisizioni, sono tra i più disparati: il tram, l’Amat, la ztl, ma anche la munnizza, la nomina di un tizio in un ruolo importante, la politica, l’aumento del prezzo del primo sale in salumeria, la fila alla posta, l’assenza di fila alla posta, il ciclista che va a due (sulla pista ciclabile o a destra), la professoressa giovane che si permette di rimproverare mio figlio, la start up high tech che cerca business angels ma è tutta fuffa, ecc. ecc. ecc.

5. Gli strumenti: l’invettiva e il lamento partono in viva voce, su strada, all’aperto o anche al chiuso, indifferentemente, cambia solo l’acustica. Oppure, corrono sul più democratico e diffuso tra gli strumenti del XXI secolo: l’internet!

6. Le frasi più ricorrenti: “Unn’avemu i picciuli pi campari e chiddu pensa o tram!”, oppure, “Ma picchì a chi sierbe sta differenziata, tanto un finisciunu tutti cose a beddulampu?”, o ancora “Ma stai scherzando? Io all’evento di quelli non ci vado, perché non fanno rete, sono amici di quello e io non ci parlo”, o ancora “si, vabbè figurati, non lo sai che quella è una raccomandata e secondo te come ci è arrivata lì” e così nei secoli dei secoli, amen.

7. La loro visione del mondo: “Il mondo? Ma perché c’è altro, oltre Mondello e la circonvallazione? A me che mi interessa di quello che fanno gli altri. Io sono palermitano, u megghiu i tutti, però a Palermo un sa firanu! Tutafiri?” Ovvero, nulla si crea, nulla si distrugge, ma forse se continua così Palermo non ne esce benissimo.

Mi fermo. Che di Palermopedie non ce n’è bisogno.
Leggendo questa piccola fenomenologia dei nemici ‘ra cuntintizza avete rivisto il vostro vicino di casa, il signor Prestipino? Il vostro professore settantenne all’Università, barone, figlio di baroni, genitore e nonno di baroni? O la vostra amica Laura, che proprio non capisce perché si debba perder tempo a fare la raccolta differenziata? O vostra zia Pina, che non capisce che lavoro fate e perché non avete ancora sfornato un po’ di figli (vale per le femmine, soprattutto) chiedendovi, ad ogni rendez-vous familiare, “ma quannu ti mariti”?

Beh, state tranquilli. Perché, se è vero che i nemici ‘ra cuntintizza sono in mezzo a noi, sono come noi, ma si sentono meglio (Frankie HE dixit) è anche vero che a quel semaforo, su quel 101, in quella fila alla posta, in quel banco accanto al vostro, si nasconde un inguaribile ottimista, un amante della sua città, che ne riconosce pregi e difetti ma che cerca di farne i conti, lealmente.
Con rispetto, con amore, e con una risata, anzi due, che non guastano. E se non sarà la munnizza o il lamento a seppellirci, lasciamo che a farlo sia l’ironia del buono e quieto vivere in comunità! Nemici ‘ra cuntintizza permettendo…

Con amore per Palermo.

Eliana Messineo

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